2° Viaggio in Irlanda: le esplorazioni in solitaria di primo mattino

Il primo mattino dopo l’arrivo in Irlanda, avevo una certa ansia poiché dovevo prendere il bus da Carrigaline fino a Cork, e quel giorno mi svegliai presto per partire alle 7. Volevo esser tranquilla di arrivare con largo anticipo a Cork e poter così gestire qualsiasi ritardo, o di potermi permettere una prima esplorazione in solitaria. L’appuntamento con le colleghe e i ragazzi era per le 9…

Il risveglio della campagna

Uscita di casa, l’aria tersa e gelida del mattino è tinta di rosa. Pochi suoni intorno, mentre cammino lungo il fiume per raggiungere la fermata del bus. Il cielo opposto al sole è comunque rosato e l’acqua fa da specchio rendendo tutto molto sognante e fuori dal tempo. Sul ponte la decorazione con gli aironi lascia immaginare la meraviglia di poterli vedere.

E poi voltandosi verso il sole lo spettacolo dei colori è come un fuoco effimero che divora il contorno dell’orizzonte. I colori sono intensi, drammatici e la luce in arrivo ineluttabile, lo senti che sconfigge ogni tenebra.

La strada fiancheggia un centro abitato con piccole casette a schiera o solitarie circondate da giardini, ovunque fioriscono narcisi selvatici sul ciglio della strada e sulle aiuole spartitraffico..

E poi le case si diradano e la strada corre veloce tra i campi, poche ville isolate incorniciate da alberi, e prati sconfinati spruzzati di brina.

L’ho raccontata al presente perché nella mia testa è così anche adesso che sono tornata in Italia, e alla stessa ora mi incammino per andare al lavoro. Mi piace pensare a quei cieli e quei prati, anche o forse soprattutto nelle mattine di pioggia che ho incontrato al mio rientro.

La scelta di svegliarmi presto mi ripagò ampiamente poiché mi permise di vedere il risveglio della campagna dal finestrino dell’autobus, e mi emozionò così tanto che tutte le mattine mi svegliavo presto per vedere quello spettacolo.

Prime luci in città

Anche la città al mattino presto aveva un suo fascino, poiché arrivando con un’ora di anticipo potevo gironzolare e perdermi tra le vie e visitare qualche chiesa, talvolta sono stata fortunata e l’ho trovata aperta già di buon’ora.

È sempre bello, per me, visitare le chiese quando sono in viaggio sia nel mio paese, sia all’estero. Ovviamente il discorso si estende a qualsiasi luogo di culto, poiché in passato ho visitato anche l’Oriente, ed ho potuto vedere templi buddisti e induisti…

Queste in Irlanda hanno qualcosa di profondamente accogliente quando si entra, sebbene all’esterno appaiano severe e austere con le loro architetture gotiche.


Se Dio ci ha fatti a Sua immagine e somiglianza, allora è vero anche il contrario: vi è qualcosa di profondamente umano nel modo in cui rappresentiamo Dio. Perciò visitare una chiesa all’estero rivela in realtà molto della gente e della cultura di quel luogo.

Non conta che il luogo sia recente o antico, non si visita solo un’architettura, non si guarda solo un’opera d’arte. Si entra negli occhi di un altro per capire come lui vede Dio, e si scopre che c’è sempre qualcosa di nuovo pur negli stessi simboli, c’è sempre stupore per un nuovo modo di raccontare… e tutto è così umano: ci si sente chiamati in causa, ed è come riscoprire un lascito della nostra parte migliore.

Vagabondo per le vie di Cork trovando angoli particolari e vedute da cartolina.

E passato il ponte mi incammino sulla scala che conduce al quartiere di Shandon, dove si trova la chiesa di Sant’Anna famosa per le Campane appunto le “Shandon Bells” . La vedremo in un’altra puntata…

Proprio subito dopo il cancello una citazione di Gandhi, rivolta a quel che attualmente succede in Palestina e Libano. Gli Irlandesi, giustamente sono empatici con i popoli che subiscono occupazione e lottano per la loro identità di nazione.

Perdersi e ritrovarsi

Poco lontano dalla Chiesa di Sant’Anna, che purtroppo non è aperta al mattino presto, si vede un altro edificio religioso svettare verso il cielo, è la cattedrale dedicata a Santa Maria e Sant’Anna.

Sono molto belle da leggere queste preghiere, al di là del fatto linguistico, che sono scritte in un inglese forbito e ben costruito, fanno sentire il divino molto vicino, con le immagini che evocano: san Giuseppe che da un bacio a suo figlio in vece nostra.

Infine alcuni scorci catturati per le vie, anche in giorni diversi, che di sicuro non vedresti altrove…

Lancio dell’Ascia?! Roba da Vichinghi 🤣

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